Loading...

Le Zone Vinicole dell’Alto Adige

Quali sono le zone vinicole dell’Alto Adige? Partiamo dai numeri: nonostante sia una regione viticola di modesta superficie, l’Alto Adige (o Südtirol) vanta di avere un’eccellente varietà di produzione. Si contanto 20 diversi vitigni, allevati, curati e custoditi da circa 5000 viticoltori su un territorio che non raggiunge i 5.300 ettari. La produzione di vino in totale si aggira intorno ai 350.000 ettolitri annui.

Il 55% dei vigneti sono riservati all’uva bianca: Pinot Grigio, Gewürztraminer, Chardonnay, Pinot Bianco, sono tra i più apprezzati, ma si distinguono anche il Sauvignon, il Müller-Thurgau, il Sylvaner, il Kerner, il Riesling e il Veltliner. Freschi, minerali, morbidi, con la loro struttura e i loro profumi inconfondibili. A nostro parere i bianchi dell’Alto Adige sono da considerarsi i migliori bianchi d’Italia.

Tra i vini rossi, per il restante 45%, oltre ai due vitigni autoctoni Schiava e Lagrein, da 150 anni vengono coltivate anche varietà internazionali più classiche, come il Pinot nero (che rimane sempre il nostro preferito), il Merlot, il Cabernet Sauvignon e il Cabernet Franc.

Le 7 zone vinicole

Bassa Atesina: estesa e assolata, bassa e alta

Oltre ad essere la zona vinicola più estesa dell’Alto Adige, la Bassa Atesina è anche la più calda. Qui, pure i vitigni a maturazione più tardiva, come il Cabernet Sauvignon, danno origine a vini assai equilibrati. Ma è anche la zona in cui sorgono i vigneti più alti. Nel comune di Magrè, ad esempio, prosperano viti di Müller Thurgau a più di 1.000 metri di quota. I villaggi di Mazzon e Montagna sono considerati roccaforti del Pinot Nero, mentre Termeno è la patria del Gewürztraminer, che attualmente sta vivendo una vera rinascita.

Oltradige: la bellezza del Lago di Caldaro

Coi suoi dolci declivi ricoperti di vigne e punteggiati da manieri e palazzi signorili, il lago di Caldaro è il cuore dell’Alto Adige enoico, e i due comuni di Appiano e Caldaro guidano la classifica della produzione vinicola provinciale. Oggi, l’area vinicola del lago di Caldaro, oltre al suo vitigno simbolo Schiava, ha visto crescere la produzione di Merlot, Cabernet e Pinot Neri, ottimamente strutturati.

Bolzano: la “capitale”

Oltre ad essere il capoluogo dell’Alto Adige, Bolzano è il terzo comune della provincia per produzione vinicola, ed è nella sua conca che maturano due dei vini più pregiati del territorio dell’Alto Adige: da un lato il Santa Maddalena “classico”, che è considerato una versione più strutturata della Schiava, e dall’altro il Lagrein, vitigno roccaforte di Bolzano.

La Valle dell’Adige: il Bianco Terlaner

Il terreno arenario che domina in questa valle conferisce ai vini quella nota minerale che rende caratteristici i bianchi dell’Alto Adige. Tutti i vini che recano la denominazione DOC “Terlano” sono bianchi, e una specialità di quest’area è l’uvaggio bianco “Terlaner”, ottenuto prevalentemente da uve Pinot bianco, Pinot grigio e Chardonnay.

Merano e le sue logge

La zona vinicola del Burgraviato comprende Merano e i villaggi limitrofi. Qui possiamo trovare un clima molto mite e temperato, che uniti al terreno sabbioso creano delle condizioni ideali per la viticoltura. La denominazione DOC “Alto Adige Merano” vale per tutti i vini a base di Schiava prodotti nei dintorni della città. In questa zona però non manca la produzione di altri vitigni come il Pinot Nero e il Merlot, che vi sviluppano un’ottima acidità.

La Valle d’Isarco: vicino al confine

In questa valle dominano i terreni sedimentari ricchi di quarzo, mica e scisti, terreni assai apprezzati da Sylvaner e Müller Thurgau che qui spiccano per freschezza, gusto minerale e un’acidità molto gradevole. In questa zona i vini bianchi la fanno da padroni: il 95% della produzione di vino è bianca. Da alcuni anni, poi, vi si producono vini di grande prestigio internazionale ottenuti da uve Kerner e Riesling.

La Val Venosta: non solo mele

La Val Venosta è un’isola felice dal clima favorevole, che si trova nel bel mezzo di uno spettacolare paesaggio alpino. Quando parliamo di Val Venosta ci viene da pensare sicuramente alle mele, la cui coltivazione, almeno all’inizio, è stata per lungo tempo più redditizia della viticoltura. Nel 1995 la Val Venosta ottiene il riconoscimento della DOC e conosce una ripresa come regione vinicola. Accanto al Pinot Bianco e al Müller-Thurgau, anche il Pinot Nero sta diventando una vera specialità valvenostana. Il Fraueler, vitigno autoctono, gode di uno status speciale. Una volta diffuso anche nella zona di Merano, oggi viene coltivato esclusivamente nella Val Venosta.

Lascia un commento

Chiudi Menu
×

Cart

Acquista per% left_to_free% di più e ottieni la spedizione gratuita